"Pazza la mamma, pazza la figlia, pazza tutta la sua famiglia..."
Oggi parliamo di "Grande Meraviglia" scritto da:Viola Ardone letto da: Emanuela Ionica della Casa Editrice: Einaudi edizioni nel: 2023
Commovente, accorato, toccante.
Elba vive insieme alla mamma, la sua “Mutti” in un manicomio, denominato il “mezzomondo”. Attraverso i suoi occhi il lettore viene immerso in quella realtà così distante da noi e impara a conoscere i suoi ospiti e la sua struttura grazie alle frasi in rima, i soprannomi, le filastrocche e le assonanze con le quali la piccola Elba ci racconta della sua triste e strana realtà.
Un giorno però la madre sparisce e lei viene allontanata dal manicomio e portata in un orfanotrofio retto da suore in quanto priva di reali problematiche mentali. Ma Elba non si arrende, e il suo soggiorno dalle “Suore Culone” finisce ben presto perché fa in modo di farsi rimandare nel suo “mezzomondo” e ritrovare la sua Mutti. Ma gli anni passano e di sua madre non sembra esserci più traccia Un giorno, al manicomio arriva il “dottorino” Fausto Meraviglia, convinto sostenitore di Basaglia e che rimane affascinato dalla personalità di Elba. Ben presto, grazie a lui, verranno chiusi i manicomi. Nella seconda parte del romanzo il punto di vista del narratore si sposta e a raccontarci quello che succede è Fausto Meraviglia ormai vecchio e con un principio di Alzhaimer. Dopo la chiusura del "mezzomondo" ha portato a casa con se Elba. Per lei ha grandi progetti, li stessi che non è riuscito a vedere realizzati nei suoi figli che lo accusano di essere stato un padre assente ed un marito infedele. Solo e abbandonato dai suoi affetti alla fine il vecchio Fausto si crogiola in un continuo e patetico compatimento ma è proprio il finale di questo romanzo ad essere pregno di quella speranza e quell’amore che contraddistinguono tutti i romanzi dell’Ardone.
Una tematica davvero non semplice che chiude il ciclo del
‘Novecento a cui Viola Ardone ha dedicato i suoi tre volumi più famosi e che ho
ascoltato con avidità.
Questo è stato davvero un ascolto intenso, la prosa dell’Ardone è fluida, descrittiva, vivace e avvolgente. Il cambio del punto di vista è molto coinvolgente poiché rivela le differenti sfaccettature dei personaggi a seconda del punto di vista del racconto.
Elba è un personaggio bellissimo e tanto malinconico. Il suo
modo di raccontare del manicomio e delle persone che lo abitano è originale,
vivace e quasi fiabesco. Il lettore diventa uno spettatore di quello strano
teatrino in cui le brutture e gli orrori vengono raccontati con una fanciullesca leggerezza. La compassione è il sentimento che ha predominato
durante l’ascolto.
Fausto è controverso. Se nella prima parte del racconto l'ho
ammirato e l'ho sostenuto, nella seconda parte viene presentato sotto una
luce di arroganza, presunzione e anche anaffettività che quasi destabilizza il
lettore nel credere che si parli sempre del Dott. Meraviglia.
Il rapporto che si instaura tra i due è strano. Elba è molto
limpida ma Fausto no, i suoi sentimenti a mio parere sono borderline verso la protagonista da risultare quasi ambigui.
Comunque tutto il romanzo sembra giocare proprio su questo aspetto dell’ambiguità. La percezione di Elba del mezzomondo è quasi surreale e ironica ben in contrasto quindi con la realtà di quello che vive tra internamenti forzati, trattamenti sanitari aberranti e infine vite spezzate. Sebbene anche la seconda parte del romanzo mi sia piaciuta ho trovato la prima molto più emotivamente coinvolgente e anche più istruttiva sulla situazione dei manicomi e soprattutto della condizione femminile in quegli anni.
Stupenda la voce di Emanuela Ionica anche se un po’ troppo
forzata nella simulazione dell’accento napoletano che ha reso l’ascolto un po’
stridente in alcuni punti.
Un romanzo che ho ascoltato volentieri e di cui consiglio
l’ascolto e/o la lettura.
Personaggi preferiti: Elba e Mattia
⭐⭐⭐⭐ su 5
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