"Noi li osserviamo da sempre!"

 

Oggi parliamo di: Empusium, scritto da: Olga Tokarcuz, tradotto da: Silvano de Fanti

per: Bompiani Editore, pubblicato nel: 2025

Strano, oscuro, perturbante.



Primi del ‘900, Slesia. A Mieczysław Wojnicz viene diagnosticata la tubercolosi e per questo si chiude in un sanatorio isolato nella cittadina di Görbersdorf, nota località di montagna famosa per l’aria buona.

Appena arrivato i toni della storia iniziano ad incupirsi. Il Sanatorio è solo ad uso esclusivo maschile e qui i pazienti si curano con passeggiate e chiacchierate “filosofiche” ma soprattutto profondamente misogine. Mieczyslaw inizia un’intesa con Thilo, altro paziente del sanatorio, per il quale il sentimento diventa qualcosa di più profondo. Nel sanatorio la pace viene spezzata da un probabile suicidio: la moglie del proprietario, Klara Opitz, viene trovata impiccata. È così che Mieczyslaw curiosando sulle circostanze di questa morte inquietante, scopre delle storie ancestrali e misteriose: una leggenda locale narra infatti di misteriose creature dei boschi – feroci e seducenti – dalle fattezze femminili che sembrano essere coinvolte in misteriosi omicidi, a cadenza annuale. E non a caso le vittime provengono proprio dal sanatorio.

Il protagonista si trova ad affrontare una situazione al di sopra delle logiche e a fare i conti con la natura più oscura e confrontarsi finalmente con se stesso con la propria identità.



Allora… Non è una lettura facile! L’autrice, vincitrice del premio Nobel per la letteratura nel 2019, ha scritto una storia gotica, grottesca e buia. La sensazione più forte che mi ha trasmesso è infatti un senso di ombra costante. La luce non è presente mai. Le malattie, le ambientazioni, i personaggi e i discorsi che vengono proposti sono totalmente e volutamente oscuri rievocando la grande letteratura gotica di fine ‘800.



Gli ospiti del sanatorio sono bizzarri e paradossali e sono una parodia della “Montagna Incantata” di Thomas Mann (io non l’ho letto ma adesso sono curiosa). I loro argomenti si riducono ad un’abietta misoginia che è volutamente disturbante ma purtroppo non sono il frutto della fantasia della scrittrice ma sono ripresi da scritti di grandi intellettuali e filosofi del passato come Sant’Agostino, Freud, Nietzsche ecc.. e purtroppo sono discorsi che sembrano essere anche tragicamente attuali.



Il riscatto dal patriarcato avviene proprio con le creature misteriose del bosco. Spiriti delle donne della città che nel 1639 vennero torturate e bruciate sul rogo accusate di stregoneria e che adesso si vendicano contro quegli uomini che le scacciarono e perseguitarono esigendo un sacrificio annuale.

Non sappiamo come si chiamano, la scrittrice preferisce lasciarle nell’anonimato ed è un espediente che funziona per creare ancora mistero. Vi è una fusione erotica tra questi spiriti e la natura che ammalia e terrorizza allo stesso tempo gli uomini della piccola cittadina e anche il lettore.



Interessante l’evoluzione del protagonista, che si distingue dagli altri per una sensibilità più spiccata e un distacco palese da quella triste mentalità patriarcale dei suoi coinquilini e che è la sua salvezza. Il finale è molto suggestivo. 



La prosa della scrittrice è molto descrittiva, il romanzo scorre come un fotogramma nella mente del lettore ma il linguaggio non è sempre scorrevole e quindi a volte l’ho trovato un po’ lento.

Probabilmente lo rileggerò per coglierne meglio alcune sfumature.



Un romanzo che si distacca da tutto quello che ho letto fino ad ora, molto significativo e per cui però bisogna essere un po’ pronti ad uscire da qualsiasi comfort zone.

Personaggio preferito: le Empusie ovvero le creature del bosco. 

⭐⭐⭐⭐ stelle

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