Oggi parliamo di "E ti chiameranno Strega" scritto da Katia Tenti, edito da Neri pozza Editore nel 2024
Tra i romanzi sull’argomento che ho letto questo al
momento è il mio preferito.
La storia si snoda su due piani temporali e per me è
stato un’espediente vincente per tenermi incollata alle pagine.
Nei primi anni del 1500 nel Castel Presule nei pressi
di Fiè allo Sciliar furono imprigionate e condannate a morte diverse donne con
l’accusa di stregoneria. I documenti parlano di nove donne in tutto ma le
cronache dell’epoca ne contano più di trenta. Più di cinquecento anni dopo Arianna
Miele, antropologa proveniente dalla Puglia, viene ingaggiata per allestire una
grande mostra dedicata a questa drammatica storia. Il finanziatore è Magnus
Moser un eccentrico magnate ego riferito, proprietario di Castel Presule e discendente
del capitano di giustizia che nel 1500 fu uno dei protagonisti dei processi e
che è passato alla storia come salvatore di innumerevoli donne dalle ingiuste
condanne. Ma la verità anche a distanza di anni trova sempre il modo per
tornare alla luce e il meticoloso lavoro archivistico e di ricerca di Arianna incrocerà
la storia di Barbara Vellerin, il cui nome risulta negli elenchi degli accusati
ma di cui poi sembra esser scomparsa qualsiasi traccia. Arianna dovrà quindi
riportare a galla una scomoda verità ridonando dignità e voce a chi è stata
zittita, oscurata e dimenticata dalla brutalità e dall’ipocrisia di un’epoca
che ha lasciato un’eredità patriarcale molto ingombrante.
Il parallelismo tra Arianna e Barbara, che a distanza
di secoli sono vittime degli stessi taboo imposti da una società volgarmente
moralista, fa molto riflettere su come determinati preconcetti e ideologie siano
così radicate ormai nella società che non c’è nessun evoluzione che tenga. La
libertà della donna è sempre sottoposta ad un giudizio spietato e diffuso che
fa di lei un bersaglio etico da mettere alla berlina appena cerca di
discostarsi dalle aspettative che la società impone sul suo ruolo di sposa,
madre, figlia e sottoposta.
Da un punto di vista stilistico ho adorato che le due
protagoniste raccontassero in prima persona i fatti accaduti. L’uso della prima
persona in una narrazione, personalmente mi fa entrare molto più in empatia con
i personaggi della storia facendomi immergere totalmente nella vicenda.
I personaggi sono perfettamente costruiti,
caratterizzati in tutte le loro fragilità. Le protagoniste le ho amate
profondamente proprio perché di entrambe la scrittrice ha messo in evidenza
tutte le loro caratteristiche positive ma anche negative. Le fragilità infatti
spesso sono sfociate in atteggiamenti duri, quasi antipatici ed estremamente
vulnerabili, ma allo stesso tempo entrambe sono dotate di una forza che
scaturisce proprio dalla caparbietà e da una prepotenza per la propria libertà e per l'amore della verità che divengono contagiose.
Il linguaggio usato è semplice, scorrevole, intuitivo
e alla portata di tutti.
Un romanzo da leggere, fare proprio, amare e
consumare.
Personaggio preferito: Arianna e Barbara.
Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐ stelle su 5
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