STONEHENGE: PIETRE E STORIE DI ALTRI TEMPI...
Oggi parliamo di "Il cerchio dei giorni" scritto da Ken Follet ed edito dalla Mondadori nel 2025.
Questo di cui vi parlo oggi è un libro che non ho
propriamente letto ma più precisamente che ho ascoltato. La prima e unica
lettura che ho affrontato di Ken Follet è stata: “I Pilastri della Terra” che
mi entrò nel cuore rapendomi totalmente. Ma se nel suo best seller di fama
mondiale a farla da padrone era la costruzione di una Cattedrale, attorno alla
quale girava tutta la storia, questa volta il perno del racconto è Stonehenge e
la sua origine. In una storia ambientata circa 2500 B.C. la costruzione del
famosissimo dolmen di pietra è il piatto su cui vengono servite le vite dei
protagonisti.
Il primo ad esserci presentato è Seft, cavatore di
selce, e la sua famiglia composta dal brutale padre e dai rozzi fratelli. Seft
è di animo buono e gentile e fatica a conciliarsi con i suoi parenti che non
fanno altro che bistrattarlo continuamente. Per fortuna la festa del solstizio
d’estate lo ricongiunge con la bella Neen, ragazza della tribù dei pastori e di
cui Seft è innamorato. La famiglia di Neen ben presto diventerà la sua e
insieme conosceremo meglio Joia, la sorella minore, destinata a divenire
sacerdotessa, Han il fratello piccolo e scalmanato ma dal cuore grande e la
tribù dei coltivatori e dei cacciatori. In un lungo arco di tempo che racchiude
quasi venti anni ci vengono mostrati i cambiamenti delle genti attorno a cui si
racchiude la mirabile costruzione di uno dei templi più criptici e misteriosi
della storia.
Come ama fare Ken Follet, nel suo scritto, vengono
proposte e raccontate le vite di più personaggi che si intrecciano
irrimediabilmente fra di loro per donarci una storia densa e intensa. Le tre società
che qui vengono raccontate, ovvero quella dei pastori, quella degli agricoltori
e quella dei cacciatori raccoglitori, sono totalmente differenti tra loro e
rispecchiano rispettivamente una società paritaria o più che altro con
influenze ancora matriarcali, una totalmente patriarcale e una anarchica e
libera. Ovviamente gli scontri tra loro sono inevitabili e il romanzo si
trasforma quindi in una storia evolutiva sociale e culturale.
Ho apprezzato tanto il grande studio
storico-archeologico che c’è dietro la stesura del romanzo. Infatti la
descrizione delle società, degli usi e dei costumi come della tecnologia rivela
una grande consapevolezza derivata sicuramente da studi approfonditi sul tema.
Non è facile parlare e raccontare di preistoria, per la cui ricostruzione e narrazione
ci si può affidare solamente alle fonti materiali rinvenute dagli archeologi.
Ammiro sempre chi si barcamena in racconti di questo tipo proprio per questa
grande difficoltà nel reperire notizie soprattutto sull’impianto culturale e
sociale di popolazioni per cui la scrittura era ancora sconosciuta.
I personaggi a mio avviso sono ben descritti anche se
i nomi molto simili tra loro mi hanno creato a volte delle difficoltà nel
riconoscerli e distinguerli subito. Mi è scesa una lacrimuccia e mi sono stupita
di alcuni colpi di scena che hanno reso la narrazione abbastanza movimentata.
Però devo dire che la costruzione di Stonehenge è
rimasta molto marginale in tutto il lungo romanzo. In 700 pagine gli sono stati
dedicati gli ultimi capitoli e sarà per la cura dei dettagli, ma li ho trovati
anche abbastanza pesanti e un po’ piatti e non sono riuscita proprio a seguirli
benissimo.
Personaggio preferito: Joia.
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